“Nei due anni precedenti alla Spezia abbiamo fatto due grandissimi risultati. La gente mi voleva bene. Quest’anno sono partecipe di una retrocessione ed è giusto mi che prenda le mie responsabilità. Sono tre anni che sono qui, ero e sono molto affezionato”. Inizia così la disamina di Luca D’Angelo, probabilmente l’ultima, da allenatore degli aquilotti. Salvati dal baratro nel 2024, accompagnati nel baratro nel 2026, elevati a una passo dalla gloria nel 2025.
L’analisi di Pescara-Spezia, nella sua città natale, non può che essere una formalità come è stata la partita stessa, svuotata di ogni significato già prima dell’ora di gioco dalla ampia e scontata vittoria del Bari sul campo di un Catanzaro sperimentale e già sazio. “Il primo tempo non è stato buono, poi abbiamo reagito ma le possibilità erano poche. Abbiamo provato… oltre a non vincere gli altri risultati sono stati negativi. Non posso giudicare le altre partite, non le ho viste. Noi avremmo dovuto vincere prima di guardare gli altri, così non abbiamo fatto”.
Poi il passo indietro per riannodare il nastro di una stagione iniziata male e finita peggio. “Ad inizio stagione, ritiro compreso, abbiamo commesso degli errori. Dopo un campionato come lo scorso anno dovevamo essere tutti più lungimiranti. Abbiamo fatto un ritiro con tanti Primavera, la squadra era molto più debole ad inizio torneo. L’errore di valutazione, mio per primo, era credere di riuscire a fare un campionato tranquillo”. D’Angelo è stato mandato via forse nel momento migliore della sua gestione. “Quando dopo c’è stato il cambio la situazione non era buona. Non so cosa sia successo quando non c’ero”, dice sorvolando elegantemente sulla lunga parentesi di Donadoni. “Nell’ultimo mese e mezzo la squadra ci ha provato in una situazione complicata e non ci siamo riusciti. Personalmente è una sconfitta”.
Non rimarrà sulla panchina aquilotta in serie C. Il suo ciclo qui è finito e comunque rimane un tecnico da alta serie B. “Non ho pensato al mio futuro. In questo momento non è nemmeno corretto da parte mia fare discorsi di questo genere. Parlerò con il presidente e vedremo il da farsi. Ci ho pensato ora sentendo la domanda. Ero convinto che potevamo farcela, invece non è stato così. Mi sono stati dati grandi meriti, ora mi devo prendere i demeriti”.
E poi torna indietro con la mente, ancora una volta. “Ad inizio stagione abbiamo fatto una valutazione errata, non solo sulla squadra che tecnicamente era buona. Tutti inconsciamente avevamo perso quello che ci ha contraddistinto in precedenza. In continuazione, durante il ritiro e le prime partite, sentivo parlare dell’anno scorso. Quando succedono queste cose il piano si inclina”.