“Prima progettano l’ampliamento della base, poi mettono una barriera alla darsena, poi chiudono l’accesso al mare. La logica conseguenza di un percorso in cui la comunità marolina è stata abbandonata a sé stessa. Suggerisce un antico adagio popolare che la strada per l’inferno sia lastricata di buone intenzioni. Probabilmente anche quella parte di Napoleonica che arriva a Marola ha quel tipo di pavimentazione”. Lo scrive in una nota l’associazione Murati Vivi di Marola, che torna a chiedere un confronto pubblico con l’amministrazione comunale in merito all’impatto sulla borgata del primo levante cittadino del progetto Basi Blu di ampliamento della base navale della Spezia da parte della Marina Militare.
“Il fatto che, un un partito di opposizione come il Pd, si stia accorgendo di quanto accade è un bene. Tuttavia siamo consci che si tratti dello stesso partito che abbia accompagnato le politiche della Difesa, cieche e sorde alle istanze della borgata senza mare, in questi anni. L’ex ministro Orlando e il suo attuale collega consigliere regionale, Natale, colgono pienamento un semplice fatto di cronaca: la chiusura, sostanzialmente definitiva, di qualsiasi affaccio al mare della borgata marolina. Dopo anni di battaglie dei marolini, molte delle quali boicottate anche da chi oggi denuncia l’ennesimo ostracismo degli ospiti indesiderati da 150 anni, la Marina militare decide, come prevedibile, vista l’installazione della barriera nella darsena, di chiudere le porte”, dice l’associazione.
“Tuttavia, che la misura fosse colma lo denunciamo da anni, quando i governi Letta prima e Renzi poi, stanziarono oltre 350 milioni di euro per tinteggiare una base venefica di una sostenibilità ambientale che appare solo nei titoli dei giornali. Lo dichiarammo quando il governo Meloni ha alzato lo stanziamento oltre gli 800 euro, mentre deputate/vicesindache o ex sottosegretarie alla difesa si esercitavano in fantasiose ricostruzioni, arrampicandosi sugli specchi. Lo abbiamo espresso senza reticenza di fronte alla sciatteria di dichiarazioni e documenti approvati dal consiglio comunale, di fronte alla questione Basi Blu, dove è emerso un elemento sconcertante: chi amministra questa città non ha nemmeno la vaga idea di cosa stiamo parlando”.
“La Marina militare, de facto, governa la nostra città, senza nemmeno partecipare alla competizione elettorale. Dispone delle aree che occupa da 150 anni senza che nessuno chieda conto di come spende e come le gestisce senza alcun criterio o razionalità. Questo atteggiamento, parafrasando le dichiarazioni di Orlando e Natale, è conseguenza di decenni di concertazioni al ribasso, senza mettere il ministero della Difesa di fronte a responsabilità evidenti, che non poteva non culminare con la situazione attuale”, continua l’associazione che se la prende con tutti. “Concordando sull’analisi rispetto alla quale, oggi, tutte le nostre denunce si sono confermate realtà e le prospettive di riorganizzazione, conversione, bonifica restano mere utopie, accompagnate dall’assenza totale di un interlocuzione istituzionale, ci chiediamo, quale visione abbia il PD e se dopo una seria autocritica fosse in grado di assumere una politica, in termini generali sulla Difesa e in termini particolari rispetto alla necessità di mettere la Marina militare al proprio posto, ossia di forza armata al servizio della Stato e non di padrona del nostro territorio”.
“Di contro, le sortite dell’assessore con delega ai rapporti con la Marina militare dell’amministrazione Peracchini oltrepassano il grottesco. Oltre a scrivere alla Difesa dovrebbe protestare con il ministro Salvini per l’inefficienza postale. L’amministrazione Peracchini, di cui Cimino, dopo il pensionamento dalla Marina militare, fa parte, non ha mai mosso un dito. Al di là delle beghette politiciste, penose, i fatti di cui parla l’assessore sono basi blu e la definitiva muratura della nostra città a favore di interessi e di appalti milionari, di cui la comunità spezzina non trarrà nessun beneficio”.
“E’ bene fare chiarezza. In questi anni, né la sottosegretaria Pucciarelli, né il ministro Guerini (e loro predecessori), hanno mosso un dito per utilizzare quelle quantità enormi di soldi che vengono gettati nel base navale spezzina, per armonizzare la loro presenza partendo dal presupposto di bonificare le enormi quantità di veleni presenti. Possiamo oggi meravigliarci se un ex sottufficiale in congedo, con delega ai rapporti con la forza armata, non muova un dito su quanto sta avvenendo? Chi amministra La Spezia avrà il coraggio di confrontarsi pubblicamente con la cittadinanza? La definitiva tombatura di Marola non è che solo l’aperitivo. Tutta la città e tutto il golfo pagheranno le conseguenze di questi silenzi e di certe connivenze”.