Siulm Marina boccia la riforma della Difesa: “Nessuna tutela per chi partirà per Hormuz”

“Un provvedimento calato dall’alto, costruito senza valorizzare pienamente il contributo delle associazioni sindacali che rappresentano il personale militare e che conoscono, anche in prima persona sul campo, le difficoltà operative, familiari, economiche e professionali vissute da donne e uomini in uniforme. La Difesa non si rafforza solo con le riforme scritte sulla carta: la revisione dello strumento militare nazionale non può limitarsi a ridisegnare numeri, assetti e modelli organizzativi. Deve partire dal personale, dalla sua dignità, dalla sua sostenibilità lavorativa e familiare, dalla capacità dello Stato di rendere ancora credibile e attrattiva la scelta di servire il Paese in uniforme”. Lo scrive il Siulm Marina esprimendo tutta la propria delusione per la riforma dello strumento militare licenziato dal governo Meloni e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Le Disposizioni in materia di revisione dello strumento militare nazionale vengono accolte con l’ironico commento di “molto rumore per nulla” dal Sindacato Unitario Lavoratori Militari, una delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari che ha negli scorsi mesi provato a portare le istanze dei marinai e delle marinaie all’interno del decreto legislativo che entrerà in vigore il 12 maggio prossimo. “Nell’elaborazione non sono state affrontate le criticità segnalate in più occasioni, tra cui quelle palesate proprio dal Siulm Marina nei diversi incontri istituzionali e nelle sedi parlamentari, comprese le audizioni presso le commissioni Difesa della Camera – sottolinea il sindacato -. Una revisione così importante, destinata a incidere sul futuro delle forze armate, sugli organici, sull’impiego operativo e sulle prospettive professionali del personale militare, avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per affrontare concretamente i problemi reali che da anni gravano sul comparto Difesa”.

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Il punto centrale ruotava attorno alla richiesta di maggiori stanziamenti per reclutamento, welfare e indennità del personale che, soprattutto all’interno della Marina Militare, svolge un servizio che pesa fortemente sulla qualità della vita delle famiglie, in primis a causa dei lunghi periodi in navigazione. “Temi centrali che il nuovo decreto legislativo ha trascurato, per non dire ignorato – scrive il Siulm Marina -. In primis la grave carenza di organici, in particolare nei ruoli dei sottufficiali e graduati, un fenomeno interessato anche dall’assenza di concreti strumenti di fidelizzazione per i volontari e dalla perdurante crisi di attrattività dello strumento militare verso le nuove generazioni”.

Le altre note dolenti sono “il mancato riconoscimento della specificità del personale imbarcato e operativo, nonché la valorizzazione economica e professionale del personale che garantisce continuità operativa H24, in mare, nelle sale operative e nei dispositivi nazionali e internazionali. In ultimo il rafforzamento delle tutele familiari e sociali a favore di chi vive lunghi periodi lontano da casa, imbarcato sulle navi impegnate in missioni fuori area, come le donne e gli uomini che partiranno a breve verso lo Stretto di Hormuz”, conclude il sindacato.

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