Specchia Services: tra norme rispettate e disagi, la delocalizzazione resta un’ipotesi

Tra la necessità di garantire il ciclo dei rifiuti e le criticità nella convivenza con il quartiere, si è svolta in commissione consiliare alla Spezia l’audizione dei rappresentanti dell’impianto di selezione rifiuti Specchia Services e delle associazioni ambientaliste. Un confronto lungo e articolato, che ha portato a fare i conti con un equilibrio difficile: quello tra un servizio ritenuto indispensabile e i disagi segnalati da anni dai residenti delle Pianazze e delle aree limitrofe che ricadono nel comune di Arcola, a meno di 200 metri dalle abitazioni.

A introdurre i lavori è stata la consigliera del Partito democratico Martina Giannetti, che ha richiamato le numerose segnalazioni dei cittadini: traffico di camion, odori e la preoccupazione alimentata dai due incendi verificatisi nell’impianto, oltre al recente episodio legato al conferimento di residuati bellici. “Siamo qua per capire se ci sono possibilità di una migliore convivenza”, ha spiegato.

Dal fronte ambientalista, la portavoce regionale del Wwf Regina Sozzi ha riconosciuto come l’impianto sia necessario, ma allo stesso tempo fonte di disagio per chi vive nelle vicinanze, auspicando un miglioramento delle condizioni. Più netto Stefano Sarti di Legambiente, che ha ricordato come le criticità siano note da tempo: “Già in passato i cittadini hanno lamentato problemi, anche attraverso assemblee pubbliche. Gli ultimi eventi hanno aumentato l’allarme sociale”. Al centro delle criticità, la viabilità – anche in termini di sicurezza – e il tema degli odori, da valutare secondo il codice ambientale. Gli incendi, ha aggiunto, hanno inciso sulla percezione del rischio, soprattutto considerando la prossimità delle abitazioni. Da qui la richiesta: “L’ipotesi di delocalizzazione deve essere posta al centro”.

Sul piano tecnico è intervenuta Francesca Castiglioni di Arpal, chiarendo il perimetro dell’azione dell’agenzia: “Il nostro è un ruolo di controllo, non istruttorio”. L’impianto, autorizzato ai sensi dell’articolo 108 e non soggetto a monitoraggio fisso, è stato comunque oggetto di numerose verifiche, anche a seguito delle segnalazioni dei cittadini e del Comune di Arcola: controlli nel 2023, nel 2025 e tre volte negli ultimi tre mesi. “Non abbiamo mai riscontrato violazioni: l’impianto opera come autorizzato. Questo però non significa che non possa creare disturbo”. Proprio per questo Arpal ha proposto alla Provincia l’introduzione di un piano di monitoraggio degli odori. “Il rispetto delle norme e il disturbo percepito sono due piani diversi”, ha sottolineato.

Dal canto suo, l’azienda ha rivendicato gli sforzi fatti per mitigare l’impatto. L’amministratore delegato Riccardo Failla ha ricordato come Specchia Services abbia rilevato l’impianto nel 2016 dopo il fallimento della precedente gestione, in una localizzazione definita dal Comune di Arcola. “Le criticità, come la viabilità, non dipendono da noi: ci conviviamo anche noi ogni giorno”. Tra le misure adottate, la pulizia quotidiana delle strade del quartiere a carico dell’azienda e l’installazione di sistemi di nebulizzazione per abbattere le polveri.

Failla ha inoltre ribadito la disponibilità a una eventuale delocalizzazione, pur evidenziando che ad oggi non esistono alternative concrete: “Serve un sito idoneo, ma a oggi non sono emerse proposte”. Sui due incendi e sul ritrovamento di materiali non conformi, ha puntato il dito contro i conferimenti errati: “Batterie al litio, come quella da cui è scaturito un incendio, e ordigni non dovrebbero arrivare in un impianto come il nostro. I cittadini talvolta conferiscono in maniera non corretta: serve una campagna di sensibilizzazione”. L’impianto, ha ricordato, tratta per il 90 per cento rifiuti urbani, riceve circa 60 camion al giorno, nell’arco di 16 ore, e garantisce continuità di servizio anche di notte, anche per esigenze legate al porta a porta.

Marcello Specchia ha poi fornito i dati complessivi: 40mila tonnellate trattate all’anno, con solo il 20 per cento destinato a discarica o termovalorizzazione, mentre il resto viene avviato a riciclo. “Carta, plastica, legno e metalli tornano a nuova vita. Negli ultimi anni – ha aggiunto – è aumentata la percentuale di frazioni estranee, arrivata al 35-40 per cento, complice anche una qualità peggiore del rifiuto conferito e criteri più stringenti dei consorzi. Tra gli investimenti, 8 milioni in totale, 800mila euro sono quelli destinati solamente ai sistemi antincendio.

Sul fronte delle prospettive, l’azienda ha annunciato l’intenzione di ripresentare il progetto per un magazzino automatico che consentirebbe di coprire le baie di raccolta, con una riduzione stimata fino all’80 per cento di odori e rumori. Resta sul tavolo anche la disponibilità alla delocalizzazione, ma “serve una quadra economica e una soluzione sostenibile in termini economici e di tempistiche anche per le circa 100 famiglie che vivono grazie alla nostra azienda”.

Nel dibattito politico sono emerse posizioni diverse. Umberto Costantini, anche in veste di consigliere provinciale di Fratelli d’Italia, ha invitato a mantenere il clima collaborativo visto negli incontri in Provincia, ricordando situazioni del passato come quelle vissute in passato con le discariche di Pitelli. Fabio Cenerini, del gruppo misto di maggioranza, ha insistito sulla necessità di affiancare alla sensibilizzazione anche sanzioni per chi conferisce rifiuti in modo scorretto, ringraziando i rappresentanti dell’azienda per la disponibilità dimostrata.

Il tema della qualità del rifiuto e dei sistemi di raccolta è stato sollevato anche dal dem Dino Falugiani, con un confronto tra porta a porta e cassonetti, mentre Gabriella Crovara, per Italia Viva, ha richiamato la necessità di rafforzare la sensibilizzazione, anche nel settore extralberghiero, vista l’incidenza del turismo sulla qualità del materiale conferito. Giorgia Lombardi, di LeAli a Spezia, ha posto l’attenzione sulla tutela dei lavoratori e sul ruolo dei Comuni nelle campagne informative.

Domenico Zito, della Dc, ha allargato lo sguardo al contesto europeo e alle evoluzioni tecnologiche, tornando sul nodo della delocalizzazione, che secondo molti resta complesso anche sotto il profilo urbanistico e dell’accettazione sociale. L’azienda ha svelato che nel 2022 aveva preso parte a un’asta per un capannone nella zona di Battifollo: “Il progetto non si concretizzò perché non ci aggiudicammo il lotto. Quel che è certo è che nemmeno i cittadini di Battifollo sarebbero stati contenti di un nostro trasferimento”.
Un punto ribadito anche da Giacomo Peserico, di Spezia civica, che ha indicato nel Comune di Arcola il soggetto chiamato a eventuali scelte pianificatorie.

In chiusura, il presidente della commissione Matteo Basso ha letto un messaggio dell’assessore all’Ambiente Kristopher Casati, che ha declinato l’invito a una audizione sul tema ritenendo la questione non di competenza del Comune della Spezia, essendo l’impianto situato nel territorio di Arcola.

Sul tavolo resta dunque una questione aperta da anni: un impianto considerato necessario, che opera nel rispetto delle autorizzazioni, ma la cui presenza continua a pesare sulla qualità della vita dei residenti.
Tra mitigazioni possibili, investimenti annunciati e l’ipotesi tutta da costruire di una delocalizzazione, il confronto resta comunque destinato a proseguire.

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