Impianto Specchia: l’opposizione ne chiede lo spostamento, la maggioranza rinvia la discussione alla commissione Ambiente

La difficile convivenza tra l’impianto di trattamento rifiuti Specchia Services e gli abitanti della zona delle Pianazze e delle alture di Baccano torna al centro del dibattito politico. Ieri il consiglio comunale della Spezia ha visto centrodestra e centrosinistra confrontarsi sul tema nella discussione di una mozione portata dall’opposizione. E domani la vicenda tornerà di stretta attualità con un’audizione in commissione consiliare che vedrà protagonisti Riccardo Failla, rappresentante legale dell’azienda, Francesca Castiglioni, responsabile dei controlli ambientali Arpal, Stefano Sarti per conto di Legambiente e Regina Sozzi, delegata ligure del Wwf.

Ieri sera a introdurre il tema in aula è stata la capogruppo del Partito democratico Martina Giannetti, ricostruendo l’evoluzione dell’impianto, nato come sito di riciclo di rottami metallici e rifiuti elettronici e progressivamente trasformato in un centro sempre più orientato alla gestione di carta, plastica e multimateriale provenienti dalla raccolta differenziata. Un cambiamento che sarebbe avvenuto attraverso una serie di varianti autorizzative considerate “non sostanziali”, nonostante modifiche rilevanti in termini di volumi e tipologie di rifiuti trattati.
“La situazione attuale – ha sottolineato – è molto diversa rispetto a quella originaria e presenta un impatto ambientale significativo, sia dal punto di vista acustico e odorigeno sia per la viabilità, con un traffico continuo di mezzi pesanti anche nelle ore notturne”.

Nel corso della discussione sono state ricordate le criticità emerse negli ultimi mesi, come il ritrovamento di residuati bellici durante operazioni di selezione e, soprattutto, l’incendio sviluppatosi nella notte del 24 marzo, episodio che ha riportato l’attenzione pubblica sull’impianto e sulla sua sostenibilità in termini ambientali.

Da qui le richieste contenute nella mozione: aprire un confronto con Iren, rafforzare i controlli sulle tipologie dei materiali conferiti, avviare un percorso istituzionale con Provincia e Regione per arrivare alla delocalizzazione del sito.

Alla mozione si sono associati altri gruppi di minoranza. Il capogruppo di LeAli a Spezia Roberto Centi ha ricordato di aver già sollevato la questione nel 2023 con un’interrogazione in Regione e ha ribadito le criticità legate alla vivibilità dell’area a causa di rumori, traffico e gestione dei rifiuti.
Sulla stessa linea il neo entrato in consiglio comunale del Pd Andrea Massalongo, che ha posto l’attenzione sulle ricadute dirette sui residenti: “Chi ha acquistato casa in quella zona si trova oggi a vivere una situazione completamente diversa, con una perdita di qualità della vita e anche di valore degli immobili”.

Nel dibattito è emerso un punto condiviso tra le opposizioni: non mettere in discussione l’utilità degli impianti di trattamento rifiuti, ma la loro compatibilità con il contesto urbano.
Come sottolineato anche da Viviana Cattani, intervenuta anche in veste di consigliera provinciale, il tema centrale riguarda la mancata valutazione complessiva degli impatti dopo le trasformazioni subite nel tempo: aumento dei volumi, estensione degli orari e modifiche operative che, secondo i proponenti, avrebbero richiesto procedure più stringenti, come una valutazione di impatto ambientale.

Dai banchi della maggioranza è emersa una linea più prudente, orientata a rinviare qualsiasi decisione a un approfondimento tecnico-politico nelle sedi competenti, a cominciare dalla commissione consiliare fissata per domani.

Il capogruppo di Spezia civica Giacomo Peserico ha riconosciuto la rilevanza del tema anche per la Spezia, pur trattandosi di un impianto collocato nel territorio di Arcola, ma ha sottolineato come l’impianto, pur con criticità legate soprattutto a traffico e disagi per i residenti, sia parte integrante del ciclo dei rifiuti e quindi necessario per il funzionamento della raccolta differenziata. Da qui la richiesta di rinviare il voto sulla mozione dopo le audizioni previste in commissione.

Sulla stessa linea il capogruppo di Fratelli d’Italia Umberto Costantini, intervenuto anche in qualità di consigliere provinciale. Costantini ha ricordato le audizioni già svolte in Provincia con Arpal, Comune di Arcola e tecnici, sostenendo che “non sono emerse criticità tali da configurare situazioni di pericolo”.

Più netto Matteo Basso, presidente della commissione Ambiente, che ha dichiarato apertamente la propria contrarietà alla mozione in assenza di un quadro conoscitivo completo. “Allo stato attuale – ha affermato – l’impianto risulta autorizzato e conforme alle normative. Senza una conoscenza diretta e approfondita dei fatti, una votazione oggi rischia di essere poco utile”.

Il leghista Lorenzo Viviani ha sollevato una riflessione più ampia sul concetto stesso di delocalizzazione. Pur riconoscendo le criticità evidenziate dalla mozione, ha messo in guardia dal rischio di spostare semplicemente il problema altrove: “Dire ‘delocalizziamo’ significa inevitabilmente portare l’impianto sotto casa di qualcun altro. Siamo in un’area fortemente antropizzata. Serve un ragionamento più ampio, che valuti tutte le alternative possibili, non solo lo spostamento dell’impianto”.

La collega di partito Giorgia Giorgi ha espresso una linea di apertura nel merito ma cautela sul metodo, invitando ad attendere gli approfondimenti: “A quel punto potremo avere un quadro più chiaro e valutare con maggiore consapevolezza. Se emergeranno le condizioni per intervenire, saremo i primi ad affiancarci in un percorso di questo tipo”.

Al termine degli interventi è arrivata la bocciatura del documento, con l’astensione del solo Fabio Cenerini, il voto contrario della maggioranza e quello favorevole dell’opposizione.

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