I “volenterosi” del mare si incontrano al Museo Tecnico Navale per rilanciare la campagna di consapevolezza sullo stato di salute dell’elemento blu, sempre più declinato dalla politica nell’ottica dello sfruttamento economico e della sicurezza militare e di fronte al rischio, di questi tempi molto attuale, di far finire in secondo piano il tema della conservazione della biodiversità marina. “Proteggiamo il mare: una rete di sinergie” il tema dell’incontro organizzato da Marevivo La Spezia in collaborazione con il Comando interregionale marittimo Nord della Marina Militare.
Mare Vivo alla Spezia ha ripreso quota da una riunione avvenuta alle Grazie lo scorso gennaio in vista del tradizionale appuntamento di Mare Pulito che sradica dai fondali della baia quintali di rifiuti stratificati in decenni in cui la coscienza di quanto i destini dell’umanità siano legati a quelli del pianeta su cui vivono era molto meno condivida. “Vogliamo ravvivare la rete di associazioni e volontari”, annuncia l’ex ammiraglio Giorgio Lazio spiegando la scelta del Museo Tecnico Navale in quanto nato “per mantenere vivo il ricordo delle imprese sul mare che hanno modellato il mondo come lo conosciamo”. Presente anche la presidente nazionale Carmen Di Penta.
Dopo i saluti del direttore del museo, l’ammiraglio Leonardo Merlini, e del comandante marittimo Nord, l’ammiraglio Flavio Biaggi che ha espresso la propria soddisfazione “per la presenza di tanti giovani”, i panel con esperti e decisori in un territorio, quello spezzino, storicamente predisposto alla sperimentazione e alla ricerca tecnologica, ora anche nella direzione delle pratiche ambientali a basso impatto. Come quella di Bluefishers, proposta proprio da Marevivo, per sostituire le cassette in polistirolo utilizzate dai pescatori professionisti per stoccare le prede con omologhe in plastica riciclabile e soprattutto riutilizzabile. “È il futuro, ve ne sono anche con un chip installato per associarle al proprietario”, ha illustrato Lorenzo Viviani, presidente del Parco nazionale delle Cinque Terre, biologo marino di formazione e soprattutto ultima generazione di una famiglia di pescatori che il mestiere lo conosce di prima mano. “Prima che il divieto di usare le cassette usa e getta arrivi dall’alto, da Bruxelles o da Roma, si deve provare ad anticipare i tempi. In Italia siamo campioni del riciclo, ma non basta, perché il polistirolo viene dal petrolio. Il Golfo della Spezia si distingue, in primis con i mitilicoltori, per la capacità di innovazione in questo senso. Voglio ricordare che furono i primi a usare la retina di canapa al posto di quella di plastica”.
“Le reti biocompatibili possono risolvere un problema di lunga data, perché quelle di plastica permangono nell’ambiente per molti decenni. Siamo sulla strada giusta”, assicura Nadia Maggioncalda, membro del Comitato tecnico-scientifico di Marevivo Liguria e rappresentante di Slow Food, che conosce il mondo dei mitilicoltori da vicino. “Allo stabulatore di Santa Teresa oggi c’è un impianto fotovoltaico sul tetto, il quale sta coprendo il 60% delle necessità di energia elettrica dello stabilimento in questi giorni, una percentuale destinata a salire in piena estate”. Il cambiamento climatico è un assediante imprevedibile. Maggioncalda cita la crisi dalle orate di qualche anno fa, quando una inattesa e repentina proliferazione di questi pesci danneggiò seriamente i vivai. “In quell’occasione, osservando la devastazione provocata dalle orate, ho capito quanto gli impianti di mitilicoltura e ostricoltura favoriscano la crescita di un mondo di forme di vita. Oltretutto assorbendo naturalmente anidride carbonica, visto che i molluschi ne traggono i carbonati per formare la propria conchiglia”.
Giovanni Santi è docente dell’Università di Pisa dove insegna al dipartimento di energia a ingegneria. “La tecnica è la norma che regola l’attività dell’uomo e quella italiana da sempre ha insegnato in tutto il mondo – ricorda l’accademico -. Dal 2019 UniPi partecipa a uno studio di censimento degli edifici litoranei che è partito dai fari della costa toscana approdando presto all’isola del Tino. L’associazione Amici del Tino, Marevivo La Spezia e Università di Pisa continuano il loro percorso nell’analisi degli elementi di pressione antropica sul mare. Una rete ben organizzata amplifica le conoscenze e diventa incisiva”.
Elisabetta Cesari rappresenta l’associazione Amici del Tino. Nata per far conoscere l’isola, prima eremo e poi area militare, e permettere di viverla, conta oggi quasi mille soci. “Abbiamo sempre coniugato il nostro impegno con la responsabilità ambientale” spiega indicando il vecchio fanale del Faro di San Venerio del 1884 oggi esposto al Tecnico Navale. “Il mare genera sviluppo imprenditoriale e ricchezza”, ricorda Romolo Busticchi di Assonautica. “E il rispetto dell’ambiente è una componente fondamentale della crescita economica, chi non capisce questo fattore è parte del problema”, sottolinea l’ammiraglio Lazio.
Campionessa dell’informazione sullo stato del mare e sulla sua complessità è Erika Mioni, biologa e docente presso Isa2, che organizza Percorsi nel Blu che ha pervasivamente formato centinaia di studenti nella teoria e nella pratica con progetti di citizen science che sono stati presi a modello in altre zone del Mediterraneo. “Non si può parlare di blue economy facendone un discorso solo economico – mette in chiaro -. E infatti l’Europa stessa ci spinge a promuovere un curriculum legato alle scienze marine nelle scuole. È allarmante il fatto che viviamo in siti costieri in presenza di un turismo molto stressante per l’ambiente marino alternato a periodi di spopolamento. Servono dunque scelte professionali che possano portare ricchezza anche al di fuori di quei periodi. Per questo penso si debba partire sin dagli studenti più giovani nel fare formazione”.
La sua Blue School ha messo assieme Comuni, Parco delle Cinque Terre e associazioni. Durante i bioblitz organizzati durante tutto l’anno, ragazzi e ragazze della scuola media raccolgono dati scientifici analizzando i rifiuti rinvenuti sulle spiagge. Il monitoraggio costante tocca Porto Venere, Lerici, Monterosso e Marinella. Presto il progetto sarà esteso al parco di San Rossore in provincia di Pisa. “Gli studenti arrivano così alle superiori con una consapevolezza diversa. Puntiamo su un apprendimento emotivo, che rimanga impresso per sempre. Ma la sensibilizzazione deve essere fatta anche e soprattutto tra gli adulti, dove c’è ancora tantissima indifferenza”.