Nel blu profondo dei Maiorca: memoria, record e respiro

Battiti continui, provenienti dal più profondo blu e dalle persone sedute in sala, hanno scandito l’incontro con Patrizia Maiorca, il settimo appuntamento del ciclo “Rotte di conoscenza” per celebrare il centenario del Museo Tecnico Navale della Spezia, a cui partecipano autorità, forze armate, stampa, amministrazione comunale, la classe terza sezione C del Liceo Pacinotti. A dieci anni dalla scomparsa del padre Enzo, Patrizia Maiorca ha condiviso e rinnovato attraverso filmati storici e aneddoti privati l’emozione di scoprire, amare e vivere la vita assieme al Grande Fratello Blu, il mare. Con un regalo inaspettato: la visione del video del record mondiale del padre del 1973, venti minuti di impresa vissuta nel Golfo della Spezia. E, sorpresa nella sorpresa, tra il pubblico ci sono i testimoni di quella giornata. “Ero una bambina di otto anni. Non ricordo il momento ma a Porto Venere c’era grande attesa, e dopo ne parlarono per anni. I miei genitori cominciarono a far immersioni in seguito alla venuta di Maiorca, ci fece appassionare”, commenta una portovenerese doc. “Io ho conservato gli articoli di quotidiano di quel giorno”, dice un altro. “Ma ti ricordi quando si scontrò con quello di Rischiatutto?”. Più di uno sportivo, una figura nazionalpopolare, che incrocia le rotte di costume, tecnologia, ecologia, marineria, storia internazionale e locale. Giuseppe Rudisi, rinomato animatore culturale, ha ritrovato addirittura la foto di quel giorno. C’è Enzo Maiorca in tuta G.S. Maiorca, circondato da bambini. “Io sono il moretto dietro la sua spalla destra – spiega Rudisi – avevo 15 anni e frequentavo lo scientifico. Avevo amici a Fossamastra, dove faceva base l’impresa. Fu un evento seguitissimo, una cosa pionieristica. Partii in barca con amici, andammo al largo del Tino. Non ricordo l’impressione ma ho viva nella memoria la festa di quel trionfo. Fu una cosa spontanea, appassionante”.

 

Patrizia Maiorca al Museo Navale per le celebrazioni del padre Enzo a dieci anni dalla scomparsa

 

Il record da battere a Spezia era di -78 metri. Enzo Maiorca scese a -80. Fu record mondiale, nelle acque di Porto Venere. Dal filmato storico la voce narrante dopo qualche attimo di tensione, oggi come allora, scandisce: “È riemerso: Maiorca ha battuto se stesso”. Patrizia Maiorca sorride due volte: una volta, giovanissima, dallo schermo che manda le immagini. La seconda volta alla platea.
“Perché qui a Spezia? – chiede Patrizia Maiorca a voce alta -. Papà qui ha infranto due record: scende a -58 metri in apnea in assetto costante e a -80 metri in apnea in assetto variabile. Il mare di Siracusa, dove era nato, dove aveva cominciato a esplorare la verticalità, dove fonderà la sua scuola di campioni profondisti, quel mare così conosciuto e amato in quel momento era, lo dico con sue parole, ‘brodo di cicoria’, a causa del dilagante abusivismo edilizio, delle industrie del petrolchimico,… Da qui, dalla Spezia, lanciò il suo urlo di accusa verso quel che stava accadendo”. Da quei -80 metri percorsi due volte, una in discesa e l’altra in risalita, con la sola forza di gambe e polmoni, senza respirare, come attraversare grattacielo invisibile nel blu. “Qui a Spezia non ha soltanto siglato dei record ma ha cominciato una storia di amicizia, affetto e gratitudine”.

 

Patrizia Maiorca al Museo Navale per le celebrazioni del padre Enzo a dieci anni dalla scomparsa

Mare è sport, mare è, per l’appunto, amicizia, gratitudine, ma anche scienza, fisiologia, tradizione, genealogia, prevenzione, Marina Militare. Nella sua introduzione l’ammiraglio Leonardo Merlini ricorda la carriera di Enzo Maiorca, pioniere degli abissi: “per lui scendere nell’oscurità del mare non era un atto di sfida verso l’ignoto, ma un intimo viaggio di ritorno a casa, un ricongiungersi nel suo elemento più naturale. Per questo la Marina gli ha conferito la maggiore onorificenza, la Medaglia d’Oro al Merito di Marina: non solo per i trofei, ma per aver insegnato al mondo intero il prestigio della marineria italiana e, soprattutto, il rispetto sacro per l’elemento liquido”.
Patrizia Maiorca al Museo Navale per le celebrazioni del padre Enzo a dieci anni dalla scomparsa

Un pioniere della disciplina. Un padre dell’apnea. Assieme alle figlie, Rossana e Patrizia, fa crollare ben 41 record mondiali. Patrizia lascia parlare le immagini e le vite dei familiari, ma anche lei è stata una protagonista assoluta dell’apnea tra gli anni Settanta e Ottanta. Un’atleta da studiare: la sua esperienza di apneista in assetto costante è stata oggetto di studi scientifici condotti dal CNR e dall’Università di Buffalo. “Furono anni di scoperte: si scopriva e si stabilivano le regole dell’apnea e si scopriva anche la risposta del corpo umano alle immersioni. Quando papà fece nel 1960 fece il record di -45 metri in apnea, ricevette a novembre la telefonata preoccupatissima di Duilio Marcante, il padre della didattica subacquea italiana, il quale gli disse Enzo mi hanno avvertito i medici francesi dicendo che se arrivi a 50 metri crashi, il tuo torace si schiaccerà come una noce! Fece anche il rumore del crash. Mio padre si fermò a -49, ma l’anno dopo toccò i -51”. Una continua rincorsa verticale verso il basso, con i battiti che si fanno più radi, rarefatti, sordi. “A Buffalo ero terrorizzata dalla camera iperbarica, si vede anche dal mio volto nel filmato. Dovevamo simulare l’apnea in questo cilindro dove viene spinta aria per misurare la pressione atmosferica. Quando si scende in profondità, l’acqua schiaccia. Facevamo finta di essere ammare”, racconta Patrizia con il suo accento di Ortigia. “Io fui interrotta perché le mie pulsazioni scesero a 15, 20 battiti al minuto. È ciò che avviene anche a delfini e balene”. Là sotto, siamo tutti uguali, padri e figli, bianchi e neri, uomini, donne o cetacei. Un tutt’uno, sottolinea più volte Maiorca: “Quando sei a filo mare scompare la paura. Al mare tutto passa. Poi ti immergi e per un attimo, un brevissimo attimo, sei un tutt’uno con il blu”. Il mare dona, il mare prende, il mare da’. “Oggi gli apneisti non fanno più iperventilazione: si è studiato che può portare a una sincope. Soltanto questo è cambiato da quando mio padre scendeva in profondità”. Enzo Maiorca, padre e allenatore.
Patrizia Maiorca al Museo Navale per le celebrazioni del padre Enzo a dieci anni dalla scomparsa

“Ero l’unica, in quanto figlia, a potermi ribellare al suo allenamento. Una volta mi cacciò dalla piscina. Anche come allenatore fu un innovatore. Si cominciava a gennaio con corsa e palestra; a marzo in piscina e in estate ammare. Era fantasioso nei suoi metodi di allenamento: in piscina facevamo percorsi in orizzontale sul fondo della vasca. Un giorno ci disse di presentarci all’allenamento con delle bacinelle quadrate. Noi ci scherzavamo: cosa vuole dobbiamo fare bucato? Voleva farci percorrere vasche in apnea facendoci tenere la bacinella davanti con le braccia tese in modo da creare la sovrapposizione acqua. Era il periodo in cui gareggiavamo in assetto costante: scendevamo e risalivamo solo con le nostre gambe”. Ma è un medico che subì più di tutti il suo allenamento, a quanto ricorda Patrizia: “Quando negli anni Ottanta con il professor Cerretelli iniziò una serie di studi sul profondismo, ci fece seguire nella preparazione atletica che si era inventato un giorno in cui, a causa di una sciroccata memorabile, non potevamo andare ammare. Si inventò di farci percorrere le scale del nostro palazzo, a quel tempo in centro Siracusa a Ortigia, per 15 volte. Le femmine con una zavorra da 8 chili; i maschi con una zavorra da 10 kg intorno alla vita, dovevamo salire sino al secondo piano, fare un minuto di ventilazione, ridiscendere, un minuto di ventilazione,… il professore doveva raccogliere il nostro espirato. Vuoi il caldo di Siracusa, vuoi il saliscendi, alla quindicesima scala è sbottato: per voi Maiorca è fondamentale non tanto l’otorino o il cardiologo ma uno psichiatra! È l’inizio di un’amicizia che dura tutt’ora”.
Patrizia Maiorca al Museo Navale per le celebrazioni del padre Enzo a dieci anni dalla scomparsa

Nel discorso di Patrizia Maiorca l’importanza e il rispetto della conoscenza (del corpo umano, della tecnica, dell’ambiente marino), ricorre con insistenza. D’altronde è proprio il padre, con il suo esempio, a smentire le teorie scientifiche dell’epoca, superando per primo i -50 metri e, successivamente, la soglia dei -100 metri in assetto variabile nel 1988. Ma è anche il primo a combinare la saggezza e la conoscenza dei pescatori alla disciplina. “Sono grata di non aver avuto le conoscenze di oggi per vivere splendide avventure. Come quando ci eravamo trovati in barca, l’anno del primo record di mia sorella, nella zona protetta del Plemmirio. Papà si accorse di qualcosa, chiese a Pippo di spegnere la barca, ci trovammo immersi con maschere, pinen e boccagli a poca distanza da un gruppo di grampi, che sono dei tipi di delfino. Avevano formato una goccia, con un vertice, poi a uno a uno sono sfilati via. Oggi non ci ci saremmo mai immersi, seppur con delicatezza e rispetto, avremmo solo spento il motore”. Oggi Patrizia Maiorca è presidente dell’Area Marina Protetta del Plemmirio: “Le AMP sono l’ultimo baluardo della difesa del mare. Papà ha dato voce ai suoi abitanti, la mia famiglia ha sempre amato il mare, sospesa a un filo turchino. In quello specchio acqueo c’è una statua di sirena che ha le fattezze di mia sorella Rossana. Quando nuotava con il monopinna sembrava proprio una sirena”. Un video ricorda la posa della statua. In sala c’è rispetto, silenzio, un po’ di tensione. Si trattiene il respiro. Ognuno vive la sua personale apnea emozionale. La statua è portata da una nave della Marina Militare che nel 1992 aveva assistito Rossana a conquistare il suo ultimo record. “Il mare ha cambiato quella statua. Ne è diventato parte – chiosa Patrizia -. È nata un po’ di vegetazione qua, nascosto qualcosa in là. È stato un tumore al seno. Mia madre citò D’Annunzio, disse che le sirene del mare la vollero per sorella. Anche io ho avuto un cancro e non posso più fare apnea profonda. Ma il mare sta lì, a farmi stare bene. E io continuo a immergermi”. Come da insegnamento. Come da dinastia familiare. Con meno agonismo, e la solita naturale meraviglia.
Patrizia Maiorca al Museo Navale per le celebrazioni del padre Enzo a dieci anni dalla scomparsa

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