Entra nel vivo la seconda edizione di A Bridge to Africa, evento su tre giorni che esplora le relazioni tra Italia di Paesi partner del Nord Africa nel campo della logistica e dell’imprenditoria. Organizzato da The International Propeller Club Port of La Spezia and Marina di Carrara e Clickutility e promosso dall’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Orientale e dalle maggiori aziende che operano nel contesto del porto spezzino, porta in città decine di delegati da storici Paesi partner nordafricani tra cui Egitto, Libia, Algeria, Marocco, Tunisia.
Dopo l’evento introduttivo in Confindustria e i primi meeting privati, questa mattina il convegno di apertura dei lavori ospitato presso l’auditorium Bucchioni per orientarsi in un sistema, quello degli interscambi commerciali tra Italia e Africa, che vale 60 miliardi di euro all’anno con un export composto soprattutto da macchinari industriali e un import focalizzato sull’energia. Tema reso quantomai attuale dall’avventura trumpiana nel Golfo Persico, che tocca il Belpaese soprattutto a livello di shock dei prezzi più che sulla sicurezza dell’approvvigionamento vero e proprio. Questo proprio grazie ai rapporti con i vicini nordafricani. Per intendersi, dall’Algeria arriva oltre un terzo del gas naturale importato dall’Italia e la Libia è il principale fornitore di petrolio.
“Creare una comunità in cui tutti possano parlare è il nostro scopo – esordisce Gian Luca Agostinelli, presiedente del Propeller Club La Spezia e Marina di Carrara nel suo discorso in inglese a favore degli ospiti internazionale -. Alla fine di questi tre giorni saliremo molto di più l’uno dell’altro, non solo dal punto di vista lavorativo ma da quello personale. E questo è il miglior punto di partenza”. Bruno Pisano, presidente Adsp del Mar Ligure Orientale, ricorda come “già dagli anni Ottanta i traffici più importanti che legavano questo porto erano diretti al Nord Africa. Oggi la realtà é molto più complessa per il maggior numero di attori che partecipano all’evento logistico, in cui lo strumento digitale è particolarmente importante. Le visite organizzate che abbiamo organizzato permettono ai nostri ospiti di comprendere l’efficienza dei nostri porti e del nostro retroporto. I rapporti tra Italia e Africa rappresentano una sicurezza in un momento storico come questo“.
“La Spezia vuole giocare anche la carta della zona logistica semplificata negli scambi con l’Africa, a cui siamo uniti da un mare che rimane un’opportunità. Noi qua alla Spezia scegliamo di guardare a sud nel contesto di un mondo in cui i rapporti non torneranno più quelli che erano solo fino a poco tempo fa”, afferma il sindaco Pierluigi Peracchini. Parla di “sicurezza collettiva dei Paesi con cui condividiamo il mare” il comandante marittimo Nord della Marina Militare, l’ammiraglio Flavio Biaggi che sottolinea “il ruolo fondamentale della Marina Militare nell’attuale scenario in cui nessun Paese può agire da solo”.
“Ciò che è buono per l’Africa e il Mediterraneo, è buono anche per l’Europa”, il messaggio di Dubravka Suica, commissaria europea per il Mediterraneo, in videomessaggio come Edmondo Cirielli, viceministro degli affari esteri, che riconosce l’importanza dei porti della Spezia e Marina di Carrara. “Non si può parlare solo di trasferimento di merci, ma anche di idee e persone quando si citano le connessioni con l’Africa. Voglio ricordare anche le persone che arrivano dall’Africa per cercare un percorso di formazione che spesso trovano al Cisita, nel contesto spezzino che è inclusivo e di crescita “, il pensiero del presidente di Confindustria La Spezia Alessandro Laghezza. “Il sistema della Spezia ha tutte le in regola per fornire un contributo ai rapporti mediterranei dove, non nascondiamolo, si svolgono anche traffici illeciti. Le istituzioni pubbliche devono garantire un territorio sicuro che è un pre requisito dell’attrattività degli investimenti“, spiega il prefetto Andrea Cantadori.
“La Liguria è una cerniera tra l’Europa e l’Africa, lo è storicamente. Per le merci, per le persone, per la cultura e sempre più per i dati che sono quadruplicati negli ultimi sei anni. La Regione vuole aiutare le aziende a stabilire sempre nuove connessioni e che queste funzioni. Spero di tornare qui il prossimo anno, trovare ancora più partecipanti e sapere che A Bridge to Africa ha favorito nuovi rapporti“, l’auspicio del presidente Marco Bucci di Regione Liguria. Il ministero dell’ambiente offre la parte tecnica creando bandi finanziabili da fondi internazionali per la transizione energetica “destinati ad attori pubblico-privati a cui potrebbe partecipare per esempio un’autorità portuale”, illustra Alessandro Guerri, direttore generale degli adatti europei e membro del comitati tecnico del Piano Mattei, spezzino di nascita, che ricorda come “Enrico Mattei sottolineava la necessità della reciprocità nell’approccio alla cooperazione italiano”. Proprio il presidente Eni aveva individuato nelle infrastrutture il campo del dialogo possibile con i Paesi africani, da parte loro ricchi di materie prime.
Molto atteso il panel con Antonio Gozzi, special advisor di Confindustria con delega al Piano Mattei e all’autonomia strategica europea. “I media occidentali danno una lettura di ciò che sta succedendo molto unilaterale e che non aiutano a comprendere le cose nuove che avanzano e che riguardano duramente il Mediterraneo. I Paesi del Golfo che sono stati colpiti senza ragione, o forse per una ragione, invero gli Accordi di Abramo, spingono accordi che si stanno stringendo per bypassare Hormuz. Strade, ferrovie e gasdotti che ci dicono come quell’area vivrà un cambiamento da cui verrà nuova centralità del Mediterraneo nell’attività marittima”, sostiene Gozzi. L’imprenditore chiavarese sottolinea il ruolo della Marina Militare “che sarà strategico” e in generale la capacità italiana di farsi percepire come “ambasciatore gentile”.
Quel mix di competenza e soft skills innate che sembrano così poco di moda in questi mesi di manifestazioni muscolari inaugurate da Putin con l’Ucraina e seguite a Israele e Stati Uniti. Gozzi offre un immaginario ben diverso. “Un nostro partner mi ha portato in un ristorante di Tunisi per poi farmi fare un giro nel quartiere in cui vivevano tre comunità, quelle cristiana, israelitica e mussulmana con le porte di casa sempre aperte. I loro bambini ficcavano a calcio per le strade e le lingua del calcio era l’italiano che masticavano già da piccoli. Altro aneddoto: noi chiamiamo Transmed il metanodotto che arriva dall’Algeria tramite la Tunisia e che ci permette oggi di sostituire il gas russo. Loro invece lo chiamano Gasdotto Mattei. Questo per dire che abbiamo un vantaggio competitivo culturale che dobbiamo riconoscere e tradurre in fatti concreti”.
Gozzi invita a mappare le opportunità di formazione che l’Italia può offrire ai paesi nordafricani, affamati di capacità industriali per sostenere crescite economiche già oggi importanti. “Le nostre attività non devono essere interpretate come neo coloniali – invita Gozzi -. Se formiamo cento saldatori tunisini per un’industria italiana, dobbiamo formarne altri cento che rimarranno nel loro Paese”. Altro aspetto chiave è quello del procurement secondo Gozzi. “Il 2025 è stato l’anno in cui la struttura pubblica ha messo a punto lo scenario e, per una volta, possiamo dire che lo Stato si è mosso prima del privato”.
Nel decennale dalla costituzione dell’Adsp del Mar Ligure Orientale, La Spezia insieme a Marina di Carrara, il presidente Pisano sottolinea infine “il felice connubio che ha permesso la specializzazione di entrambi gli scali, che sono usciti più forti”. Consolidati i traffici con il Nord Africa, in crescita da cinquant’anni alla Spezia e primo flusso internazionale per Carrara. “Non abbiamo solo terminalisti che ricevono flussi dall’Africa, ma anche attività di investimento come quelle di Contship, MDC e Tarros. Questo ponte non è più solo tra porti, ma si deve allargare ai mercati di riferimento degli scali: Triveneto, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana. La zls di recente istituzione è uno strumento formidabile da supportare con processi di digitalizzazione “.