Oltre il mito, l’uomo. Fausto Coppi raccontato da Luciana Rota

“Il ciclismo è famiglia. Una grande storia d’amore collettiva”. Le parole di Luciana Rota al Museo del Ciclismo rimangono ad aleggiare nell’aria, perfettamente aderenti alle mura di Via dei Pioppi foderate di maglie, dove si arriva un po’ per curiosità, un po’ per passione, un po’ per caso. E poi si resta, tra i colori delle squadre, tra le storie di ieri e di oggi, su due ruote o su due gambe, con sé stessi, come una ruota che segue la scia.

“Il ciclismo fa parte della nostra storia, è una chiave che apre tante porte -, proclama in apertura il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini -: quando andavo a scuola le lezioni si interrompevano al passaggio del Giro. Lo si guardava assieme, si sognava con i nomi dei campioni. Ogni volta che si entra in questo Museo si raccolgono nuovi spunti. Ci sono vittorie, sconfitte, storie di vita, che vanno anche contro le leggi del tempo, si toccano i miti del nostro paese. È bene che le nuove generazioni imparino queste storie, che le ascoltino, che ne traggano insegnamento”.

 

Luciana Rota racconta Fausto Coppi

 

La serata del 15 novembre è dedicata al libro di Luciana Rota, “Fausto, il mio Coppi. Storia di un amore in salita nel diario della moglie Bruna”, dove la giornalista raccoglie pagine del diario privato della moglie del Campionissimo, consegnate dalla stessa Bruna a Franco Rota, giornalista padre di Luciana e portavoce di Coppi. Miti, emozioni e attualità si incrociano: “Apriamo la serata nel ricordo di Luca Benetti, valido ciclista juniores e buon dilettante mancato ieri a 56 anni – annuncia Gian Carlo Zoppi, presidente dell’associazione Lorelì -, il quale è stato protagonista del ciclismo spezzino e ha vinto corse a tappe a livello internazionale. Un pensiero alla famiglia e al padre Ugo che lo ha accompagnato sempre nella sua carriera e ha donato al Museo le sue maglie, qui appese”.
Da una maglia all’altra: “Vedo laggiù la maglia di Franco Ballerini e ricordo quando Alfredo Martini, commissario tecnico della nazionale maschile, passò la guida a Ballerini – dice Luciana Rota -. Gli disse che Franco Rota era stato suo valido portavoce: ora era il tempo di chiamare me, la ninina”. Giornalista, nel segno del padre. Sì: il ciclismo è anche un fatto di famiglia, da genitori a figli, come nel caso della Rota, o come nel caso di Fausto Coppi e Marina, di Bruna e Marina. “Abituata al dietro le quinte – prosegue l’autrice -, come portavoce, addetto stampa, giornalista, fino a qualche tempo fa non mi esponevo volentieri. Sono cambiata con questo libro”.
Specifica Daniela Cavanna che orienta il dialogo: “È un libro scritto senza pensare al gossip, senza pensare alla tattica. È un libro che racconta l’uomo”.
L’uomo Fausto Coppi, colui che conosce Bruna Ciampolini mentre si allena in bicicletta, s’innamora, si fidanza mentre già nell’alessandrino lo inseguono con le cartoline i tifosi a cassia di autografo. L’uomo che fa il record dell’ora per non partire soldato e invece deve partire; l’uomo che quando gli regalano una bicicletta va subito a Recco per chiedere a Bruna di sposarlo e poi la sposa a Sestri Ponente. L’uomo che chiede al fratello Serse di portare Bruna a ballare. Serse: il grande dolore di Coppi. L’adorato fratello gregario che morì per i postumi di una caduta, così diverso da Fausto, così complementare. “Racconta Egidio Coppi, cugino di Fausto e Serse, che Serse scappava dalla finestra di nascosto dal fratello per andare a ballare. Non avrebbe potuto, doveva preservare le gambe per la gara. Ma Serse era così”, chiosa la Rota.

 

Luciana Rota racconta Fausto Coppi

 

Mentre sfilano le immagini del docufilm d’epoca del Museo del Ghisallo dedicato al Campionissimo, si susseguono aneddoti e ricordi personali e indiretti, oltre le pagine del libro.   “D’un tratto la stampa si accorse di quella figura vestita di bianco sempre presente ai traguardi. La soprannominarono la Dama Bianca. Era sposata, aveva figli”. Nell’Italia in bianco e nero in cui non solo non esisteva il divorzio, ma non faceva nemmeno parte dell’orizzonte culturale della maggior parte degli italiani, fu uno scandalo. “Il primo scandalo mediatico”. La Dama Bianca in prigione per adulterio, incinta, Bruna che va a casa Rota a giocare a carte e fumare con la madre di Luciana per non ascoltare le notizie di stampa con la piccola figlia Marina. La nascita di Faustino Coppi. L’uomo Coppi, ancora, con la sua storia dolorosa e la sua fine tragica.
“Il primo stralcio di diario fu pubblicato dopo la morte di Coppi sulla rivista Le Ore, rivista che poi diventa pornografica e sparisce da casa di mio padre – prosegue Luciana Rota -. Le presentazioni del mio libro hanno goduto della presenza di Marina, la figlia di Fausto e Bruna. È un segno di autorizzazione ma non di superamento della vicenda”.
È un trauma familiare e collettivo, che già Franco Rota trattò da giornalista con rispetto e riservatezza. “Papà massaggiava le sue parole”, esattamente come Biagio Cavanna, storico massaggiatore cieco, faceva con le gambe di Coppi. Con perizia, con deferenza, con amore. Altri tempi, rispetto ai modus clamandi di oggi, alla rincorsa di una frase civetta da richiamo social.
“È cambiato il mondo. È cambiata la comunicazione”, considera Luciana Rota, la quale è stata la prima donna assunta come addetto stampa al Giro d’Italia e ha seguito da giornalista 11 Giri e 5 Tour, nel segno del padre.
“Il ciclismo è uno sport particolare. Quella gente lì con la bici è uscita dalla povertà, ha cementato i rapporti umani tra vittorie e sconfitte. Bartali, antagonista di Coppi, quando è mancato Fausto tra febbri alte per una malaria tardivamente diagnosticata, è stato vicinissimo alla famiglia”. La bicicletta è così: unisce e fa cadere. Avversari, compagni, primati, pregiudizi, traumi, barriere.
Il dolore rimane.

Il resto è romanzo.

A chiudere l’incontro, un assaggio dei vini di Tramonti, per completare il connubio conviviale. L’altra passione di Luciana Rota, che si presenta con l’aforisma: “Il vino è la poesia della terra… una terra che se la percorri in bicicletta ogni volta ti sorprenderà”.

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