Il Chiodo prova a ripartire dopo la morte di Aba, la sottosegretaria Frassinetti: “Studenti provati e consapevoli”

Una targa in legno incisa dai compagni di scuola e dai professori: “Aba sempre con noi”. Questo il simbolo della giornata di oggi, in occasione della commemorazione organizzata dall’istituto Einaudi Chiodo della Spezia a due mesi dalla morte, per mano di un compagno di scuola, di Abanoub Youssef. Il dolore è ancora grande e si respira varcando il cancello di Via Capellini. La prima parte della commemorazione si è tenuta a porte chiuse, alla quale hanno partecipato le forze dell’ordine — in dispiegamento anche fuori dall’istituto professionale —, le istituzioni locali e regionali, alla presenza della sottosegretaria al Ministero dell’Istruzione e del Merito Paola Frassinetti.

Incontro giornalisti commemorazione Aba: Frassinetti, Kiro, Caniparoli

Terminato il momento di condivisione, nel corso del quale è stata consegnata alla famiglia la targa incisa sul legno dagli studenti del laboratorio di falegnameria, la sottosegretaria e la dirigente scolastica Gessica Caniparoli hanno incontrato i giornalisti.

Sottosegretario Frassinetti con la targa per Aba

Frassinetti ha ripercorso alcuni momenti dell’incontro e del confronto con gli studenti, che hanno condiviso le proprie emozioni, toccando anche il tema della gestione della rabbia senza trascurare il simbolo della giornata rappresentato dalla targa: “Ho trovato dei ragazzi molto emozionati e molto attenti. Mi hanno posto delle domande a cui ho risposto molto volentieri: erano molto provati, ma consapevoli di quello che è accaduto. Ho avuto l’onore di consegnare la targa ai genitori, ho chiamato con me simbolicamente due ragazzi: l’hanno realizzata loro assieme i professori, è molto bella l’intarsiata in legno e dimostra tutta la sensibilità che hanno verso questo loro compagno scomparso”.

La sottosegretaria ha anche ricordato i punti sull’utilizzo dei metal detector: “Sono misure emergenziali che, come da circolare firmata congiuntamente dal ministro Valditara e dal ministro Piantedosi, vengono effettuate solo qualora i dirigenti scolastici le ritengano necessarie e in accordo con il prefetto. È una valutazione che si rapporta con l’emergenza del territorio, in nome dell’autonomia scolastica”.

Durante l’incontro sono stati chiesti anche chiarimenti sull’ipotesi dell’introduzione dei corsi di autodifesa nelle scuole. A riguardo Frassinetti ha sottolineato:”Il Ministero non ha nei suoi piani i corsi di autodifesa, poi se le regioni nella loro autonomia con la scuola li hanno organizzati, ben vengano. Personalmente penso che l’educazione civica, il dialogo, l’ascolto e l’evidenziare l’importanza del rispetto sia la più grande autodifesa che ci possa essere. Forse dipendono dalle situazioni, magari per le ragazze, per le donne, se sono in pericolo, però non è una materia all’ordine del giorno. Ai ragazzi stamattina ho parlato della differenza tra possesso e amore e del fatto che quando c’è un diniego bisogna abituarsi che nella vita può anche capitare una delusione grossa e va gestita, perché poi anche molti femminicidi nascono da questo”.

Gessica Caniparoli

La dirigente scolastica dell’Einaudi Chiodo, Gessica Caniparoli ha spiegato come la scuola ha affrontato un momento così struggente quanto delicato, orientato principalmente alla tutela dell’intera comunità scolastica. Il primo passo è stato mettere a disposizione lo sportello psicologico al quale i ragazzi hanno aderito.

“L’hanno riconosciuto da subito. Alcuni ragazzi si sono aperti e le loro fragilità sono emerse. È stato un vaso che si è aperto da lì in poi, quindi lavoriamo sulle singole fragilità con impegno, con tanto lavoro, però con una sinergia importante – ha detto -. Abbiamo l’appoggio di tutte le istituzioni che ci sostengono dal punto di vista concreto. È un percorso: non si risolve dall’oggi al domani”.

Quello che sta vivendo l’Einaudi Chiodo è una ripartenza difficile con un lutto ancora in piena elaborazione. Tanti ragazzi, anche con situazioni molto complesse in cui è sembrato che ci fosse una ‘frattura interna’ alla scuola stessa, hanno cercato un punto di riferimento proprio negli uffici della presidenza: “Gli studenti più critici sono venuti in presidenza dopo pochi giorni. Quindi si è ricomposta subito quella frattura. Ci siamo abbracciati tanto, abbiamo pianto tanto insieme. La mia percezione è stata quella del dolore”. Sull’utilizzo dei metal detector ha aggiunto che il tutto è avvenuto nel contesto immediato alla tragedia e che tutto si è svolto in un clima di totale collaborazione.

Le ultime parole, all’esterno della scuola, sono state affidate al cugino di Aba, Kiro, che ha sottolineato: “Il sostegno da parte delle istituzioni c’è stato dal primo momento. Purtroppo sono passati quasi due mesi ma, per noi, sembra successo ieri. Il rispetto, il dialogo e la responsabilità: queste tre parole devono uscire e devono essere messe in atto da noi giovani”.

 

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