L’archivio professionale dell’architetto Enrico Ambrosini è stato ufficialmente riconosciuto di “interesse storico particolarmente importante” dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica della Liguria, al termine di un lungo lavoro di riordino, studio e catalogazione promosso da un gruppo di colleghi spezzini in collaborazione con l’Ordine degli Architetti e con la famiglia.
Il fondo documenta oltre cinquant’anni di attività progettuale, dal 1961 al 2013, e rappresenta una fonte rilevante per la ricostruzione della storia urbanistica e architettonica della Spezia e della Liguria nella seconda metà del Novecento.
L’archivio comprende circa 120 faldoni di documentazione amministrativa e grafica relativi a 75 progetti di committenza pubblica e privata. A questi si aggiungono numerosi elaborati grafici – disegni a china e a matita, lucidi, eliografie, schizzi – conservati in cartelle di grande formato, portalucidi e contenitori tubolari, oltre a quattro cartelle di fotografie e rullini.
Particolarmente significativo è l’album predisposto per il concorso a Direttore tecnico dell’IACP della Spezia, che raccoglie disegni e immagini di diversi progetti, e il plastico del fabbricato viaggiatori della stazione ferroviaria spezzina, realizzato nel 1961 come tesi di laurea da Enrico Ambrosini insieme al padre Arduino, con relatore il professor Italo Gamberini.
Accanto alle opere effettivamente realizzate, il fondo conserva un’ampia documentazione su progetti mai attuati, tra cui la proposta di localizzazione della stazione marittima nel porto della Spezia e piani di riqualificazione urbana per varie aree cittadine. Sono presenti anche materiali di supporto allo studio e alla progettazione, come un piano geometrico storico della città attribuito ad Antonio Zanazzo, planimetrie ottocentesche del porto, foto aeree degli anni Ottanta e Novanta e mappe urbane su lucido.
Laureato in architettura nel 1961 all’Università di Firenze, Ambrosini affiancò all’attività di libero professionista l’incarico di Direttore tecnico presso gli IACP di Massa Carrara (1965-1974) e della Spezia (1974-1992). La sua formazione risentì dell’influenza della Scuola fiorentina guidata da Giovanni Michelucci.
Nel campo dell’edilizia pubblica progettò scuole, chiese, residenze popolari, piani regolatori e interventi di riqualificazione urbana. Tra le opere più note alla Spezia figurano l’asilo nido La Cicogna, la scuola Anna Frank, la chiesa di San Pietro Apostolo e le residenze IACP di via Parma. Operò anche per la committenza privata con abitazioni, arredi, negozi e cappelle funerarie, oltre a interventi di recupero come il Palazzo del Ghiaccio.
Parallelamente svolse attività didattica come cultore della materia nei corsi di progettazione e, nell’anno accademico 1994-1995, fu responsabile del corso di Progettazione I presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova. Nel 1991 fu tra i fondatori dell’Ordine Provinciale degli Architetti della Spezia, di cui fu consigliere e membro attivo fino al 2013.
Tra il 2024 e il 2025 l’archivio è stato oggetto di un intervento sistematico di risistemazione e catalogazione, portato avanti da un gruppo di architetti spezzini, tra cui la figlia Enrica Ambrosini, in stretta collaborazione con un gruppo di colleghi spezzini e dell’Ordine professionale. Un lavoro avviato dallo stesso Ambrosini negli ultimi anni di vita, che aveva già suddiviso parte dei materiali per progetto e predisposto una prima organizzazione delle carte.
La relazione tecnico-scientifica redatta dalla Soprintendenza ha sottolineato il valore dell’archivio come esempio raro di fondo di architettura conservato nella sua organicità, capace di documentare tutte le fasi della progettazione e della direzione lavori. Il riconoscimento formale da parte della Commissione regionale per il patrimonio culturale della Liguria comporta ora l’applicazione delle tutele previste dal Codice dei beni culturali: obblighi di conservazione, autorizzazioni per eventuali spostamenti, possibilità di consultazione da parte degli studiosi e divieto di dispersione o distruzione dei materiali.
Secondo la valutazione della Soprintendenza, l’archivio Ambrosini costituisce una fonte essenziale per lo studio delle trasformazioni urbanistiche della Spezia e per la storia dell’edilizia pubblica, privata e religiosa in Liguria nel secondo Novecento. La presenza di progetti realizzati e non realizzati, insieme alla documentazione amministrativa e preparatoria, consente di ricostruire non solo le opere, ma anche i processi decisionali e progettuali che hanno inciso sul volto della città.
Il riconoscimento ufficiale chiude un percorso avviato dal basso, grazie all’impegno di colleghi e familiari, e apre ora una nuova fase: quella della conservazione e della valorizzazione di un patrimonio documentario che appartiene non solo alla memoria professionale di un architetto, ma alla storia urbana e culturale della Spezia.