Referendum giustizia, l’ex magistrato Bacci è per il no: “La Costituzione è la casa comune dei cittadini”

“Abbiamo una Costituzione che viaggia nel futuro rispetto a noi”. Lo dice mentre porta di riflesso la mano alla tasca e la accarezza. Dopo poco, da quella tasca, Marco Bacci tirerà fuori una versione tascabile della Costituzione Italiana. “Sono ormai un privato cittadino e sono uno dei referenti, per le province della Spezia e Massa Carrara, del Comitato per il NO al referendum sulla riforma della giustizia; una riforma che include almeno tre punti cruciali e, soprattutto, va a toccare quella che è la casa comune dei cittadini, la Costituzione Italiana”. Un tema delicato, a cui Marco Bacci si dedica con la profonda competenza e con l’appassionato studio che hanno caratterizzato il suo lavoro: “Sono stato magistrato dal 1988 al 2024, prima nella magistratura militare, dove ho presieduto il Tribunale militare della Spezia tra il 2002 e il 2008; poi in quella ordinaria, con funzioni di consigliere presso la Corte di appello di Genova. Nell’ultimo quadriennio di servizio, inoltre, sono stato eletto, per le funzioni giudicanti, nel Consiglio giudiziario del Distretto della Corte di Appello di Genova, dove ho maturato specifica esperienza proprio in materia di ordinamento giudiziario”.

Deposta la toga, è il pensionato che parla: “Sono preoccupato anche per il metodo con cui è stata approvata questa riforma, caratterizzato dall’assenza di un effettivo, ampio, dibattito parlamentare, nonostante il suo rilievo costituzionale”.

Innanzitutto: è una cosa che riguarda solo i giudici?
“No: è una cosa che riguarda tutti; tanto che al comitato di cui faccio parte aderiscono anche avvocati e cittadini; inoltre, è recente la notizia della costituzione del ‘Comitato Avvocati per il NO referendum giustizia’”.

È un referendum sulla separazione delle carriere?
“Sicuramente quando il quesito referendario richiama le ‘norme in materia di ordinamento giurisdizionale’ si riferisce anche alla separazione delle carriere, ma non ne è il fulcro. L’istituzione di un nuovo organo, che è l’Alta Corte disciplinare, sottrae al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) una importante competenza. Infatti, il vigente articolo 105 della Costituzione, a tutela dell’indipendenza della Magistratura, attribuisce al CSM ‘le assunzioni, le assegnazioni e i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati’. La riforma in atto, oltre a sminuire il rilievo costituzionale del CSM, sdoppiandolo e minandone la rappresentatività dei magistrati mediante il sorteggio, espropria della delicatissima materia disciplinare l’organo di autogoverno della Magistratura, attribuendola in via esclusiva all’Alta Corte disciplinare”.

Cosa intende per “provvedimenti disciplinari”?
“Per esempio, la ‘rimozione’, cioè la cessazione definitiva dal servizio, la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio, la perdita dell’anzianità; inoltre, alle sanzioni disciplinari può talora essere aggiunta la sanzione accessoria del trasferimento del magistrato in altro Foro. La competenza che si vorrebbe sottrarre al CSM è la leva più efficace per poter esercitare indebite pressioni sui magistrati giudicanti e inquirenti, al punto da poter compromettere la loro effettiva autonomia e, conseguentemente, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Diversamente dai provvedimenti disciplinari emessi dal CSM, impugnabili davanti alle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, quelli dell’Alta Corte saranno impugnabili soltanto davanti all’Alta Corte stessa, seppur in diversa composizione. Un sistema chiuso, quindi, autoreferenziale, che rischia di compromettere l’indipendenza della Magistratura mediante un uso politico e pretestuoso dell’azione disciplinare”.

Rispetto agli altri Paesi l’attuale modello italiano di Giustizia com’è considerato?
“L’attuale assetto costituzionale è considerato un modello cui tendere, perché meglio tutela l’indipendenza della magistratura dalle possibili ingerenze di altri poteri dello Stato. La terzietà del giudice, richiesta dall’articolo 111 della Costituzione, come modificato nel 1999, è attuata dalle norme processuali e non postula affatto la separazione delle carriere. Che dire, altrimenti, degli avvocati che svolgono funzioni di giudice onorario di Tribunale (G.O.T.) come giudice penale monocratico? Il Pubblico Ministero dovrebbe considerarli meno terzi e imparziali perché colleghi del difensore dell’imputato? Nell’ordinamento precedente conoscevamo la figura del pretore che, giudicando sulle indagini che aveva istruito, cumulava su di sé le funzioni del P.M. e del giudice, in modo evidentemente incompatibile con la terzietà successivamente richiesta dal citato articolo 111 della Costituzione. Attualmente, invece, le funzioni di giudice e P.M. sono ben distinte: tali magistrati appartengono a uffici differenti e le loro carriere sono già sostanzialmente distinte dalla possibilità di un solo passaggio dall’una all’altra, da attuarsi nei primi anni di servizio e vincolata a un cambio di sede”.

L’immagine del giudice veicolata dalle cronache spesso appare poco lusinghiera, ne conviene?
“Sembra vi sia una ricerca spasmodica di casi in cui il magistrato possa essere additato, spesso con termini poco rispettosi della sua funzione, come nel recente e pretestuoso caso della famiglia che viveva in un bosco dell’Abruzzo. Spesso non si considera il carattere predittivo di alcune valutazioni del magistrato che, pur basate su elementi concreti, possono essere smentite da un comportamento o da un accadimento diverso da quello ragionevolmente previsto allo stato degli atti; come nel caso del detenuto che ha sempre tenuto una condotta esemplare, ma non rientra dal permesso concessogli per il suo buon comportamento”.

Il cittadino dovrebbe fidarsi di un sistema che permette di ribaltare una sentenza?
“Le decisioni e le interpretazioni contrastanti sono anche espressione della fisiologica dialettica interna al sistema, come le oscillazioni dei bracci di una bilancia prima di raggiungere il loro punto di equilibrio. In proposito, la lettura di una qualsiasi sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, dove sono esposti i precedenti e difformi orientamenti giurisprudenziali da dirimere, sarebbe particolarmente illuminante”.

Un equilibrio nella dialettica…
“Esattamente. Come cittadino sono rassicurato dalla dialettica, perché è segno di indipendenza e autonomia di giudizio; laddove i regimi autoritari sono invece caratterizzati da una giurisprudenza statica, piatta, all’apparenza conforme”.

La presidente nazionale del Comitato del Sì è la moglie di Enzo Tortora, un caso popolare di malagiustizia.
“Il mutamento della Costituzione non escluderà la possibilità di errori giudiziari, immanente ad ogni attività umana. Ma il caso Tortora risale al periodo 1983-1987, quando vigeva un assetto processuale lontanissimo da quello attuale, soprattutto in materia di valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. L’assoluzione di Enzo Tortora nel giudizio di appello e la sua conferma in Cassazione esprime, del resto, la capacità del sistema di correggersi e la ininfluenza dei rapporti di colleganza tra magistrati. In questo senso, giova ricordare che lo scandalo Palamara è stato scoperto da magistrati che indagavano sui loro colleghi e che, in seguito, le nomine del CSM per gli incarichi direttivi e semidirettivi non sono state più decise contestualmente ad altre, in un’unica seduta, metodo che favoriva scambi correntizi, ma nell’ordine cronologico delle singole pratiche. Non occorre stravolgere la Costituzione per ovviare alle disfunzioni: servono buone prassi e correttivi adeguati”.

Si potranno eliminare le correnti? 
“Chiunque abiti in condominio sa che l’esigenza di amministrare i beni comuni suscita diversi orientamenti tra condomini. Chi non vuole fare lavori, chi vuole fiori nuovi, chi non vuole fiori… La Magistratura è chiamata ad autogovernarsi ed è inevitabile che vi siano correnti, cioè diversi orientamenti di pensiero sul modo di intendere l’autogoverno e gli obiettivi da raggiungere. Questa è democrazia partecipata, pluralismo. Il fatto che ci siano state degenerazioni correntizie, emerse irrefutabilmente col caso Palamara, non giustifica il mortificante sorteggio dei magistrati che dovrebbero comporre i due CSM. L’estrazione a sorte può favorire coloro che non sono preparati o interessati a ricoprire l’incarico e, oltretutto, non garantisce che i sorteggiati, svincolati da obblighi di rappresentanza, non perseguano obiettivi ‘di bottega’ e non si mettano al servizio di gruppi di potere”.

Dal suo punto di vista la riforma della Giustizia tiene conto delle reali emergenze del Paese? 
“Nel corso degli anni esponenti politici di spicco hanno insultato i magistrati definendoli ‘metastasi’ e, più di recente, ‘killer’. Penso che le metastasi che dovrebbero preoccupare i cittadini e il Legislatore siano quelle della criminalità organizzata che ambisce a corrompere la pubblica amministrazione e a influenzare le scelte politiche. Sembra che nel nostro Paese l’emergenza sia la riforma della Magistratura, mentre si parla assai meno delle molteplici organizzazioni criminali e ci si adopera pochissimo per dotare la giustizia di risorse materiali e di agili strumenti processuali che consentano di contenere la durata dei processi in tempi ragionevoli. Eppure, la Magistratura ha affrontato il terrorismo e la criminalità nel rispetto della Costituzione, pagando un elevato tributo di sangue; cosicché una riforma che rischia di indebolire e comprometterne l’indipendenza è una eventualità alla quale il cittadino deve opporsi”.

La voce del SÌ insiste sulla metafora di Pm e giudice ordinario come calciatori sul campo da calcio, avversari con la stessa maglietta, per chiedere la separazione delle carriere. 
“Gli esempi calcistici sono suggestivi, ma impropri. Il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti, e viceversa, riguarda, ogni anno, poche decine di casi tra i circa 9000 magistrati in servizio e tale percentuale è destinata a diminuire, essendo attualmente possibile un solo cambio di funzioni nei primi anni di servizio. La mia esperienza di magistrato militare mi porta a rilevare un ulteriore effetto paradossale nella riforma proposta. Nei Tribunali militari, infatti, non ci sarà la separazione delle carriere: giudici e Pm continueranno a essere colleghi e a ‘indossare la stessa maglietta’, per dirla impropriamente; eppure, si tratta di una giurisdizione esclusivamente penale, chiamata a giudicare di reati militari, dei quali può avere cognizione anche il giudice ordinario. Non solo: i magistrati militari continueranno a eleggere i propri colleghi per essere rappresentati nell’organo di autogoverno, il Consiglio della magistratura militare. Uno strabismo nella riforma”.

Il quesito tocca vari aspetti: l’Alta Corte disciplinare, lo sdoppiamento del CSM, il sorteggio dei membri. Cosa deve considerare il cittadino per decidere sul referendum?
“Tutti noi abbiamo un contratto telefonico. Se ce ne propongono un altro, sostenendo che sarebbe più vantaggioso, ma del quale anche una sola clausola non ci convinca, la prudenza consiglierebbe di tenere quello vecchio, anziché cambiarlo avventatamente. Oltre a quanto sinora evidenziato, credo sia importante che il cittadino elettore consideri la voce di spesa. La previsione di bilancio del Consiglio Superiore della Magistratura per il 2025 supera i 50 milioni di euro. Istituendo due CSM e l’Alta Corte disciplinare, la spesa per la loro gestione aumenterà considerevolmente e dovranno anche essere reperiti immobili idonei per organi di rilievo costituzionale, certamente non allocati nella periferia romana. Insomma, abbiamo un unico organo, il CSM, perché farne tre, assecondando l’italica smania di complicazione?”.

È diffusa l’opinione che il CSM sia stato indulgente con i magistrati. 
“È una percezione fallace, smentita dai dati statistici: nel solo 2025 i procedimenti disciplinari a carico di magistrati ordinari sono stati 194, il 41% dei casi si sono conclusi con condanne e a 8 magistrati è stata inflitta la sanzione della rimozione, con conseguente allontanamento dalla Magistratura. Non mi sembra poco, tenuto anche conto della selettività del concorso per accedere alla magistratura”.

Perché dice che la Costituzione italiana viaggia nel futuro?
“Siamo ancora distanti dalla piena attuazione dei principi costituzionali, enunciati con lungimiranza dai Costituenti. Si pensi alla parità di genere, richiamata non soltanto nel principio di eguaglianza espresso dall’articoli 3 della Costituzione, ma anche nei rapporti etico sociali, economici e politici da essa delineati, e si pensi a quanto ancora rimane da fare per attuare concretamente tali principi costituzionali”.

Quali sono le iniziative locali del comitato referendario?
“Organizzeremo incontri con tutte le associazioni di cittadini interessate a essere meglio informate sulla campagna referendaria; nel frattempo chi intenda collaborare potrà iscriversi al Comitato mediante il nostro canale”.

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