“0187 UFO” dello spezzino Francesco Tassara debutterà in Inghilterra a gennaio all’Horror on Sea Film Festival nella cittadina di Southend-on-Sea, che da undici anni celebra con successo il curioso mondo del cinema horror indipendente. Saranno due fine settimana di proiezioni, con un pubblico di oltre duemila persone, un guazzabuglio di registi, appassionati, fan del brivido.
“L’horror è qualcosa che mi ha salvato da bambino – dichiara Francesco Tassara annunciando la felice selezione che lo porterà da Spezia alla cittadina costiera dell’Essex -. Non vivendo serenamente alcune dinamiche di vita, sin dall’infanzia vedere l’orrore in finzione mi scaricava la tensione. Era come una terapia. Non ha mancato di destare qualche preoccupazione, dicevano ma guarda quel bambino è fissato, non fa che guardare horror, è matto. In realtà mi mettevo in salvo”. Tra squali, fenicotteri insanguinati, bambole mozze e lupi mannari, anche il Golfo della Spezia sarà protagonista. “Le zone ispiratrici per me sono il Monte Parodi e il Monte Verrugoli. Sono luoghi pieni di fortini abbandonati, dove ti imbatti nel bosco in improvvise strutture di metallo, tra scale, anfratti e caverne. Tutto il nostro golfo è scavato da tunnel per diversi motivi: esplorare questi luoghi mi ha aiutato a stimolare la fantasia”.
Il perturbante è radicato qui, tra i monti e gli articoli di cronaca: “0187 UFO è nato in conseguenza all’interesse e alla scoperta degli enigmi nel Golfo della Spezia, città dove sono nato. Nel tempo mi sono appassionato alla storia, mi piacciono da sempre i misteri: scoprire di averne dietro casa, intorno a casa, mi ha stimolato”. Tassara, foto e video maker di mestiere, è al suo secondo lungometraggio. “Ho girato i due film in maniera completamente diversa. Fare il primo, ‘Cose Nere’, mi ha aiutato naturalmente per girare il secondo. Uno ha chiamato l’altro. Nel primo film c’è una scena in cui l’attore doveva comporre un numero con un telefono fisso a rotella. Non sapeva che numero fare e mi è parso automatico dirgli di comporre 0187 che è il prefisso di Spezia. Di qui l’idea del secondo. Non avevo la storia in testa, avevo solo atmosfera. Quasi per gioco mi son messo a scriver il secondo film mentre passeggiavo nei boschi, con note sul telefono. D’altronde, ho studiato e trovato così tanto materiale sui misteri di Spezia, che un film solo non bastava. ‘Cose Nere’ segue una storia lineare; ‘0187 UFO’ attraversa varie epoche”.
Un lavoro di ricerca cominciato sul web fa scoprire che il Golfo dei Poeti è stato uno dei principali luoghi di osservazione degli “oggetti volanti non identificati”. Siamo negli anni Settanta, l’uomo ha appena messo piede sulla luna, il decennio si chiude con Eugenio Finardi che chiede “extraterrestre portami via”. Dice il regista: “Era una vera moda. Ho trovato tanti articoli di giornale, ho scandagliato un vecchio sito di un’associazione ufologica, qualche autopubblicazione e soprattutto mi sono confrontato con Maurizio Briganti, ufologo testimone di quella generazione, persona adorabile, ancora entusiasta. Mi ha colpito il fatto che persone diverse, in anni diversi hanno visto stesse cose. Le testimonianze riportano di sbalzi di temperatura, squarci di luce, persone che scattano fotografie in cui in pellicola rimanevano impresse cose che l’occhio nudo non vedeva. Erano anni in cui manipolare immagini era difficile. ‘0187 UFO’ mette in scena fatti degli anni Settanta che non ho la pretesa di spiegare ma che vogliono incuriosire. Sono realmente accaduti, colorati con la fantasia”.
Realtà, fantasia e fantastico si fondono nella sceneggiatura, nei temi, nelle tinte: “Il film è molto verde: il verde del Golfo, il verde dei boschi. Verde e nero perché tante scene sono ambientate alla calata delle tenebre, per veicolarne il senso di mistero e inquietudine”.
Chissà se esiste un soprannaturale nel quotidiano: “Io visito e continuo a visitare i luoghi del film, i luoghi dei fatti degli anni Settanta, perché trovo che sia bello passeggiare, ma non credo di aver mai sperimentato nulla di strano al mio passaggio. Certo, sono luoghi suggestivi, si percepisce qualcosa, non so dire se vi siano custoditi misteri ma di certo c’è un irrisolto. Quando giravamo il film ho coinvolto persone che dovevano frequentare i boschi a tutte le ore del giorno e della notte. Qualcuno era restio a entrarvi, anche di giorno. Sentivano crepitii, rumori, battiti. A un certo punto ho dovuto dire che era esattamente quello che dovevamo mettere in scena, senza spaventarci da soli”. Un piccolo fremito per episodi senza spiegazione giova all’atmosfera del film. “Sì, come il fonico che in pausa punta il boom verso il pavimento e sente nella cuffia del microfono colpi ritmici. O macchine che si spengono da sole. A girare dove sono avvenuti fatti strani accadono fatti strani”.
Alcune scene sono girate a Marola: “volevo attenzionare un luogo che soffre, un luogo murato. Credo che La Spezia sia come una bellissima donna con cicatrici. Splendida, ma rovinata. Le discariche, legali e abusive, i muri con filo spinato,… filmare questi scorci è attenzionarli”. Quasi una vocazione sociale.
“Proprio così. Ho pronte tante storie che parlano di tutt’altro. Io vorrei fare un cinema anche sociale, anche neorealista: non ho paura di usare questo termine. Vorrei raccontare le persone, le loro storie. Amo il cinema di ogni genere, epoca o nazione, anche quello d’autore. Anche se nel mio percorso ho incontrato la fotografia e il reportage, è il cinema che mi ha sempre attirato, la poesia della sala. Ho scelto di cominciare con il genere horror perché è più commerciale, più vendibile. Ho cercato comunque di fare storie non banali, con stimolo per pensare”.
‘Cose Nere’ ha avuto una distribuzione indipendente in sale di tutta Italia ed è stato visto da molte persone. Che ricezione ha avuto?
“Tra i commenti che mi hanno fatto più piacere c’è quello del cineasta greco Dimitris Makris. Ha detto che è un film su una ricerca esistenziale; la protagonista si informa su dinamiche misteriose e tangibili, ma in realtà è una ricerca dell’anima. È diventato un amico. Dovevo girare un’intervista con lui, ne è nato un documentario che lambisce la storia del cinema, la storia del mondo. Altri spettatori, invece, hanno detto che ‘Cose Nere’ è inquietante, che non entreranno più in un bosco. Nell’Horror Tour dell’anno scorso, dopo una proiezione a Roma una signora mi ha apostrofato con un ‘mamma mia sto male’ e io nella mia ingenuità ho risposto ‘bene!’, nel senso che allora funziona”.
Tra ‘Cose Nere’ e ‘0187 UFO’ ci sono conferme sia nella troupe che nel cast: “Alcune persone sono state coinvolte perché fanno parte sia della mia vita lavorativa che di quella affettiva, ci coinvolgiamo reciprocamente. Se conosci già le persone, sai già cosa chiedere loro. Poi ci sono persone con cui ho lavorato per la prima volta. George Newton strada facendo è diventato poi coprotagonista; Ekaterina Buscemi è già stata protagonista di un thriller; Ilaria Monfardini, icona dell’indie horror contemporaneo, ha la sua parte da coprotagonista. Tenevo particolarmente ad avere Jole Rosa, attrice che vive tra La Spezia e i porti del mondo, con un grandissimo curriculum. Ci tenevo che le storie fossero rappresentate da chi vive nel territorio. Che i luoghi passassero anche dai volti, dalle voci. Le musiche sono ancora di Ricky D’Ambra, leader dei Visibì. Ha fatto un lavoro bellissimo, psichedelico. Perfettamente calzante con gli avvistamenti spezzini degli anni Settanta”.
Appuntamento a gennaio 2026 per la prima visione. Intanto, nel cassetto di Francesco Tassara crescono appunti per soggetti e sceneggiature. Le difficoltà per il reperimento di fondi ci sono, ma lui ne è convinto: La Spezia è ancora una terra da film.